Milano, anni Settanta, una notte di nebbia. Un uomo scende nella metropolitana quasi deserta Solo, sulla banchina, un ragazzo che chiede da accendere.
Uno strano incontro, prima che il treno riparta. Mentre esce il suo nuovo romanzo, un noir ambientato proprio in questa città nel1978, Giorgio Faletti ci regala un racconto con le stesse atmosfere. Ma dove il «sangue» fa meno paura.
Ci sono sere in cui c’ è troppa nebbia e nessun taxi in giro, a Milano. Sono le sere in cui l’ultima corsa della Metropolitana diventa un privilegio, quasi una zucca trasformata in carrozza. Questo penso mentre scendo le scale della stazione lasciandomi alle spalle il bianco confuso in cui è stata trasformata la città. Mentre scendo provo una sensazione strana, quella che il luogo comune e la psiche definiscono déjà-vu. È come se a ogni gradino sceso corrispondesse una leggera mancanza di fiato, del tipo che si prova durante i piccoli, brevi vuoti d’ aria durante un volo in aereo. Quando arrivo da basso, la banchina è praticamente deserta. Ci sono dei cartelloni pubblicitari appesi alle pareti ma mi sembrano stranamente anacronistici, come se qualcuno avesse allestito una mostra di affiches d’epoca alla fermata del Metro. L’ unica persona presente, oltre a me, è un ragazzo con un giaccone di panno blu in stile marina. È magro, più o meno della mia statura, con gli occhi azzurri, i
capelli lunghi e scuri. Non appena sono sceso e l’ ho visto bene in volto, l’ ho riconosciuto subito. Il piacere dell’ incontro inatteso è stato tale e tanto che non ha concesso spazio allo stupore. Quando arriva una cosa bella, va vissuta. Cercare di analizzarla è l’ unico modo per rovinarla. Per quanto riguarda il ragazzo, è impossibile che abbia riconosciuto me, perché non mi ha mai visto. Né mi vedrà ancora per molto tempo. E quando succederà sono certo che non avrà memoria per identificarmi. Il ragazzo fruga in tasca, tira fuori un pacchetto di sigarette e ne infila una in bocca .Un secondo giro di ricerca per le tasche risulta infruttuoso .Alza la testa, resta un attimo incerto, poi si avvicina con la sigaretta in bocca…CONTINUA A LEGGERE
Antonio D’orrico presenta Giorgio Faletti, il più grande scrittore italiano, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, “Appunti di un venditore di donne“
credo che in ogni libro un autore metta una parte di sé stesso. Questo in particolare non racconta solo una storia, ma anche una parte della mia storia. Ci sono personaggi ispirati a persone che ho conosciuto, altri nei quali in parte mi riconosco.
Mentre cercavo di usare la fantasia per farli muovere all’interno del romanzo, non ho potuto fare a meno di provare una grande emozione. Se, almeno in parte, quell’emozione si trasmetterà a voi, saprò di avere fatto bene il mio lavoro.
Lunedì 15 novembre 2010 alle ore 18.00, Antonio D’Orrico insieme all’autore presenta Appunti di un venditore di donne, l’incontro si terrà presso la Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte 2 a Milano
Mentre l’Italia intera vive i giorni drammatici del sequestro Moro, una Milano stremata dagli scontri politici e sotto la minaccia del banditismo si prepara a diventare la Città da Bere degli anni Ottanta. Per la società ricca, quella che nella bella stagione si trasferisce a Santa Margherita e Paraggi, i divertimenti si fanno sempre più estremi, in un clima da fine impero.
È in questo ambiente, tra ristoranti di lusso, discoteche, bische clandestine e cabaret − dove cresce una nuova generazione di comici − che conduce i propri affari un uomo enigmatico, affascinante, reso cinico da una menomazione inflittagli per uno sgarbo. Tutti lo conoscono con il nome di Bravo. Lavora con le donne. Le vende. La sua esistenza è una lunga notte bianca che trascorre in compagnia di disperati, come l’amico Daytona. L’unico essere umano con cui pare avere un rapporto normale è Lucio, il vicino di casa. Ad accomunarli è la passione per i crittogrammi.